Il 2015 sembra terminare con un sospiro di sollievo per i leader dei 54 paesi africani che godono di relazioni diplomatiche con la Cina. Di Maria Rosaria Coduti. Cover photo by CCTV La diminuzione del 39.3% delle importazioni cinesi di risorse naturali, registrata nei primi mesi dell’anno, il conseguente calo…
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Il 2015 sembra terminare con un sospiro di sollievo per i leader dei 54 paesi africani che godono di relazioni diplomatiche con la Cina.

Di Maria Rosaria Coduti.

Cover photo by CCTV

La diminuzione del 39.3% delle importazioni cinesi di risorse naturali, registrata nei primi mesi dell’anno, il conseguente calo dei prezzi delle materie prime e la riduzione del 18% dei commerci (Bloomberg Business) con il continente avevano allarmato i governi africani. In occasione del suo secondo viaggio presidenziale in Africa, Xi Jinping ha però riaffermato il sostegno cinese allo sviluppo dei paesi africani mettendo a disposizione complessivamente 74 miliardi di dollari da investire nei prossimi tre anni.

La prima tappa del viaggio è stata Harare, in Zimbabwe, dove Xi ha incontrato il presidente Mugabe. La Cina è il maggior investitore estero del paese ed il suo principale compratore di tabacco. I due leader hanno supervisionato il lavoro dei rispettivi ministri che ha portato alla firma di numerosi accordi volti a risollevare l’encomia del paese, grazie a 7 miliardi di dollari di investimenti cinesi nel campo dell’energia, dell’aviazione e delle telecomunicazioni.

MDG-China-in-Africa-Xi-010-620x330Successivamente, Xi è volato in Sudafrica, dove, insieme al presidente Zuma, ha presenziato al sesto summit del Forum per la Cooperazione Cina-Africa (FOCAC), svoltosi il 4 e 5 dicembre a Johannesburg. Questo Forum, creato nel 2000 a Pechino, si riunisce ogni tre anni ed è considerato il simbolo della cooperazione “South-South”.

Prima dell’inizio del Forum, Xi ha avuto un incontro con Zuma che ha portato alla firma di alcuni accordi, dal valore di 7 miliardi di dollari, per incrementare le relazioni commerciali tra i due paesi. La Cina è già il principale partner commerciale del Sudafrica; tuttavia, dare un nuovo impulso alle relazioni tra i due paesi è importante per Pechino, che considera la repubblica democratica sudafricana il suo “gateway” per il continente. Secondo Stephan Chan, docente di politica internazionale all’università SOAS, questo ruolo del Sudafrica è dovuto alla vasta rete di comunicazioni e trasporti di cui dispone e che la Cina può sfruttare a proprio vantaggio.

A Johannesburg, Xi ha avuto un incontro privato anche con il presidente nigeriano Buhari.  La costruzione di solide relazioni con questo paese è diventata una priorità del governo di Pechino. Non solo la Nigeria è il principale produttore di petrolio del continente, ma dal 2013 ha conquistato il primo posto tra le principali economie del continente, superando proprio il Sudafrica. I due leader hanno discusso della ripresa dei progetti, finanziati dalla Cina, riguardanti la rete ferroviaria e la costruzione di centrali elettriche nel paese.

Durante il suo discorso al summit, dinanzi a 48 capi di stato africani, il leader cinese ha dichiarato che la partnership strategica e cooperativa tra la Cina e l’Africa deve essere rafforzata e ispirata ai principi dell’amicizia, della giustizia e della protezione degli interessi comuni. Inoltre, l’eguaglianza politica e la fiducia reciproca, la promozione di una cooperazione economica “win-win”, l’aumento degli scambi culturali, l’assistenza nel campo della sicurezza e la solidarietà negli affari internazionali devono costituire i pilastri di tale partnership.

Xinhuanet

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Xi Jinping ha annunciato che saranno avviati 10 piani di azione congiunta per far fronte all’inadeguatezza infrastrutturale, alla mancanza di personale professionale e qualificato e alla scarsità di fondi, problemi che da lungo tempo ostacolano la crescita e lo sviluppo del continente. Dei 60 miliardi di dollari stanziati dal governo cinese a favore dei governi africani, 35 sono destinati a prestiti a tassi preferenziali, 5 a prestiti a tasso zero, 5 a prestiti a piccole e medie imprese e altri 15 saranno versati in due fondi per sostenere lo sviluppo e le capacità produttive dell’Africa. Gli obiettivi da realizzare con questo pacchetto di aiuti, il più grande che la Cina abbia mai stanziato per il continente, sono ambiziosi: l’accelerazione del processo di industrializzazione, la modernizzazione dell’agricoltura, la costruzione di infrastrutture (vie di comunicazione, impianti elettrici, telecomunicazioni) e la ristrutturazione dei debiti. Inoltre, il progetto riguarderà la cooperazione finanziaria, piani di sviluppo sostenibile, la riduzione della povertà e il miglioramento del sistema di assistenza sanitaria.

Secondo il presidente cinese “i rapporti tra Cina e Africa hanno raggiunto oggi un livello di crescita mai registrato nella storia” e l’implementazione di questi progetti favorirà la costruzione di un nuovo modello di partnership internazionale basato sulla cooperazione “win-win”. Durante il suo discorso, Xi Jinping ha inoltre ribadito la stabilità e la forza dei legami di amicizia e fratellanza che uniscono il suo paese all’Africa. Le comuni esperienze storiche di sfruttamento e di lotta contro l’imperialismo, unite alle necessità di sviluppo economico, rafforzano la cooperazione tra il governo cinese e quelli africani. Tale cooperazione promuove il ruolo internazionale della Cina e allo stesso tempo consolida le relazioni bilaterali di Pechino con i singoli stati africani. Il principio della non interferenza negli affari interni dei paesi è il punto di forza dell’approccio cinese verso l’Africa. Xi Jinping stesso ha affermato che la differenza principale tra Pechino e i paesi occidentali è costituita dal fatto che “la Cina sostiene la risoluzione dei problemi del continente da parte degli africani attraverso modi africani”.

Tuttavia, anche in questa occasione, non sono mancate le critiche. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea, in particolare, hanno accusato il governo di Pechino di neocolonialismo, di attuare politiche predatorie e di creare relazioni di dipendenza con i paesi africani. Il ministro degli esteri cinesi, Wang Yi, durante la conferenza stampa finale del summit, ha risposto alle critiche affermando che la Cina mira ad una cooperazione che porti mutui benefici e che non interferisca né eserciti pressioni sui governi dei paesi africani. Inoltre, anche Zuma ed il presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta, hanno smentito queste critiche, dichiarando che la Cina opera in base ai principi della sincerità, del pragmatismo e concretezza dei risultati e della buona fede. I massicci e continui investimenti cinesi e gli aiuti allo sviluppo alle economie africane sono considerati in modo positivo da molti governi del continente. Da parte sua, “la Cina guadagna supporto politico da sfruttare in altre arene, per esempio l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite”, come sottolinea Deborah Brautigam, direttrice della China-Africa Research Initiative alla Johns Hopkins University. Tuttavia, il supporto politico non è l’unico obiettivo della missione cinese in Africa. A soli due anni dall’insediamento dell’amministrazione Xi è possibile notare trend che indicano le nuove priorità e strategie della politica cinese verso l’Africa.

Una questione che ha attirato l’attenzione degli osservatori internazionali al summit riguarda la quasi totale assenza di riferimenti alle risorse naturali nelle dichiarazioni politiche cinesi. Ciò contrasta con il ruolo ancora importante delle importazioni di materie prime nell’interscambio commerciale fra Cina e Africa. Tuttavia, la centralità di tali risorse ha creato un’immagine negativa del paese agli occhi della comunità internazionale e, probabilmente, Pechino vuole cancellare tale immagine non in linea al suo ruolo di stakeholder responsabile e costruttivo. Al contrario, Meet-Babes.com l’accento è stato posto sulla cooperazione in altri settori, in particolare quello industriale, finanziario e logistico. Parole chiavi della rinnovata politica cinese in Africa sono “cooperazione per la costruzione delle capacità industriali” e “complementarietà strategica”, come sostiene Yun Sun, ricercatrice dell’Africa Growth Initiative, Brookings. Pechino è pronta a trasferire in Africa le industrie ad alta intensità di manodopera, ad esportare le sue capacità produttive in eccesso, per supportare i progetti infrastrutturali nel continente, e ad aumentare l’assistenza tecnica per lo sviluppo delle capacità dei funzionari africani. Un’altra questione è legata all’ingente somma che Pechino ha stanziato per l’Africa. L’economia cinese sta affrontando una fase di recessione e i costi politici ed economici interni che dovrà affrontare potrebbero rappresentare un’ulteriore sfida per Pechino.

Reuters/Stringer

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Al di là della cooperazione economica, Xi Jinping ha posto come obiettivo la crescita del ruolo della Cina nella difesa della pace e della sicurezza del continente. I segnali di queste intenzioni sono numerosi. Nel 2013, Pechino ha mandato per la prima volta 170 truppe combattenti in Mali, in supporto alle operazioni di peacekeeping delle Nazioni Unite, e ha assunto un ruolo di mediazione di primo piano nel conflitto in Sud Sudan. Le missioni di accompagnamento navale nel Golfo di Aden continuano dal 2009 e, proprio a margine del summit del FOCAC, il ministro degli esteri del Gibuti ha reso noto che la Cina costruirà una base navale nel paese, necessaria per contrastare la pirateria e proteggere le navi cinesi che attraversano lo stretto di Bab el-Mandeb, sul quale il Gibuti si affaccia. Inoltre, in seguito agli attacchi di militanti islamisti avvenuti a Bamako lo scorso novembre, in cui hanno perso la vita tre cittadini cinesi, Wang Yi ha annunciato che la Cina rafforzerà la cooperazione con i governi africani nella lotta contro il terrorismo.

Nonostante la recessione economica cinese ed il calo del prezzo delle materie prime, Pechino è sempre più convinta di dover legare il proprio futuro all’Africa, che resta oggi la regione del mondo con i maggiori tassi di crescita, seconda solo all’Asia, e che sarà sempre più protagonista nella politica e nell’economia mondiale nel prossimo futuro.