Il 2016 si è aperto all’insegna della tensione sulla penisola coreana. Il quarto test nucleare sotterraneo e il nuovo lancio di un satellite hanno destabilizzato il precario equilibrio fra Pyongyang ed i suoi vicini. Di Maria Rosaria Coduti. Cover photo: AP. Il 6 gennaio scorso la Korean Central Television ha annunciato…
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Il 2016 si è aperto all’insegna della tensione sulla penisola coreana. Il quarto test nucleare sotterraneo e il nuovo lancio di un satellite hanno destabilizzato il precario equilibrio fra Pyongyang ed i suoi vicini.

Di Maria Rosaria Coduti.

Cover photo: AP.

Il 6 gennaio scorso la Korean Central Television ha annunciato il “successo” dell’ultimo test nucleare nordcoreano, sostenendo che si trattasse di una bomba all’idrogeno. Il test è stato descritto dall’annunciatrice della televisione di stato come un “atto di autodifesa” nei confronti degli Stati Uniti: “La Corea del Nord non rinuncerà al suo programma nucleare fino a quando gli Stati Uniti manterranno il loro atteggiamento aggressivo”. Il regime ha ribadito anche la propria volontà di non ricorrere all’uso delle armi nucleari se la sovranità del Paese non sarà violata. Fino ad oggi, il regime di Pyongyang ha, infatti, “giocato la carta” del programma nucleare esclusivamente per autodifesa. L’interesse primario della leadership nordcoreana è la sopravvivenza e le armi nucleari sono l’unico strumento di deterrenza atto a raggiungere tale scopo.

Foster Klug and Edith M. Lederer, The Associated Press

Foster Klug and Edith M. Lederer, The Associated Press

Il test è stato presentato dai media mondiali come un evento sensazionale, una nuova minaccia da fronteggiare con dure misure sanzionatorie. In realtà, gli osservatori del Paese avevano da tempo previsto la possibilità di un nuovo esperimento nucleare. Da diverse settimane si osservavano movimenti e attività nell’area di Punggye-ri, nel nord-est del Paese, dove sono stati condotti i test nucleari a partire dal 2006.  Inoltre, Kim Jong Un stesso,canadian pharmacy viagra nel tradizionale discorso di inizio anno, aveva dichiarato che la Corea del Nord sarebbe entrata in una fase successiva di deterrenza dotandosi di una nuova arma nucleare.

Nonostante gli annunci ufficiali, numerosi fattori paiono confermare l’ipotesi che non si sia trattato di una vera bomba all’idrogeno: la magnitudo del sisma provocato dall’esplosione (5.1 scala Richter) è stata minore rispetto a quella che avrebbe dovuto provocare una vera bomba-H e la Corea del Nord non disporrebbe ancora degli elementi necessari per fabbricarne una. Si potrebbe quindi trattare di un “dispositivo intermedio”.

Come accade dopo ogni test nucleare nordcoreano, anche in questa occasione la comunità internazionale ha espresso la sua condanna unanime e ha accusato Pyongyang di violare le sanzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (CSNU). I quindici membri del CSNU hanno descritto il test come “una buy modafinil diretta violazione della pace e della sicurezza internazionali”. Il Primo Ministro giapponese Shinzo Abe ha affermato che il test nordcoreano “rappresenta una grave minaccia per la sicurezza nazionale del Giappone e non può essere tollerato”; mentre la presidente sudcoreana Park Geun-hye ha dichiarato che “la Corea del Nord pagherà un caro prezzo per questi atti”. Il Segretario di Stato statunitense John Kerry ha unito la sua voce al coro delle condanne, dichiarando che gli Stati Uniti “non accetteranno mai la Corea del Nord come potenza nucleare” e che “azioni del genere non fanno che rafforzare le nostre intenzioni”. Anche Pechino, considerato l’ultimo alleato storico di Pyongyang, ha espresso la sua opposizione al test nucleare ed ha invitato la Corea del Nord a “smettere di intraprendere azioni che potrebbero far precipitare la situazione”.

Le preoccupazioni della comunità internazionale hanno portato ad una riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza e si sono tradotte nella volontà di mettere in atto misure punitive “significative”. Come è avvenuto altre volte in passato quando si è dovuto decidere in che modo sanzionare la Corea del Nord, la linea dura di parte della comunità internazionale ha trovato l’opposizione di Pechino e Mosca, contrarie a provvedimenti che possano innescare un’escalation delle tensioni o portare al collasso del regime di Pyongyang. Sebbene entrambi i paesi in passato non abbiano ostacolato l’adozione di risoluzioni sanzionatorie indirizzate alla Corea del Nord, hanno però fatto in modo che la loro applicazione pratica risultasse “meno dura” per il regime nordcoreano. La Cina non ha mai smesso di rifornire il Paese di energia e prodotti indispensabili alla sua sopravvivenza, né hai mai interrotto i rapporti commerciali.

A distanza di pochi giorni dal test nucleare, Pyongyang ha poi annunciato che avrebbe eseguito un test missilistico tra l’8 e il 25 febbraio, per poi anticiparlo dal 7 al 14 febbraio. La parola data è stata mantenuta: il 7 febbraio, infatti, dalla base di Dongchang-ri, sulla costa nord-occidentale del Paese, è stato lanciato un vettore che ha mandato in orbita il satellite Kwangmyongsong-4. Il regime nordcoreano ha affermato che il lancio risponde a “finalità scientifiche”, che il Paese gode del diritto sovrano dell’uso pacifico dello spazio e che altri satelliti verranno lanciati in orbita in futuro.

Subito dopo il lancio, il Ministro della Difesa sudcoreano ha affermato che si sarebbe trattato di un test operativo di un missile balistico, “mascherato” come un lancio per fini pacifici. Tale supposizione deriva dal fatto la tecnologia missilistica di proiezione e quella spaziale sono molto simili, in quanto condividono alcuni sistemi di funzionamento fondamentali. Attualmente, si ritiene che la Corea del Nord disponga di missili a lungo raggio con una gittata canadian pharmacy online di 12 mila chilometri e capaci di portare un carico di 250 chilogrammi. L’ultimo test sarebbe quindi servito per rafforzare la stabilità del missile e l’affidabilità delle sue componenti. Questi dati sembrano confermare il fatto che anche gli sviluppi nel settore missilistico non siano notevoli. Gli scienziati nordcoreani non hanno ancora raggiunto risultati soddisfacenti riguardo la cosiddetta “tecnologia di rientro atmosferico”, necessaria per far sì che un missile balistico lanciato nello spazio ritorni intatto sulla superficie.

Il test nucleare e quello missilistico hanno esasperato gli animi della comunità internazionale. Le preoccupazioni si concentrano sulla possibilità che la Corea del Nord riesca a portare a termine la costruzione di missili balistici intercontinentali in grado di trasportare testate nucleari miniaturizzate.

U.S. Missile Defense Agency

U.S. Missile Defense Agency

Le risposte all’ultima “provocazione” di Pyongyang potrebbero avere conseguenze destabilizzanti per la popolazione nordcoreana, per le relazioni inter-coreane e per la stabilità dell’intera regione. La reazione della Corea del Sud è stata particolarmente dura. Durante un incontro d’emergenza tra i rappresentanti del partito di governo, un alto ufficiale del Joint Chiefs of Staff ha annunciato che verranno attuate contromisure per scoraggiare altre provocazioni della Corea del Nord e che quest’anno le esercitazioni militari congiunte con gli Stati Uniti saranno “più grandi che mai”. Anche la trasmissione di messaggi di propaganda contro il regime nordcoreano lungo il confine è stata intensificata. Tra le contromisure più significative vi è l’istallazione del sistema di difesa anti-missile THAAD (Terminal High Altitude Area Defense). In un comunicato congiunto, Seoul e Washington hanno dichiarato che lavoreranno per definire i dettagli dell’operazione e, consapevoli del disappunto della Cina, hanno specificato che questo sistema sarà rivolto esclusivamente verso la Corea del Nord. Il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha tuttavia affermato che la Cina è totalmente contraria a tale decisione: “Gli Stati Uniti devono essere cauti, non devono sfruttare questa opportunità per mettere a rischio la sicurezza della Cina e creare instabilità nella regione”. Inoltre, Wang ha ribadito che le sanzioni non sono la scelta migliore per risolvere il problema nordcoreano e che sarebbe nell’interesse di tutti cercare di riavviare trattative e negoziati.

Fra le contromisure adottate da Seoul, una in particolare rischia di mettere a repentaglio i già precari risultati ottenuti sulla penisola in tema di

ASSOCIATED PRESS

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cooperazione. Il 10 febbraio, il Ministro dell’Unificazione sudcoreano Hong Yong-pyo ha, infatti, annunciato la cessazione di tutte le attività del parco industriale di Kaesong, in risposta alle provocazioni della Corea del Nord. Questo complesso, situato in territorio nordcoreano, è stato gestito congiuntamente dalle due Coree fin dalla sua inaugurazione nel 2004, ed ha rappresentato il simbolo della cooperazione, della riconciliazione e della politica di “engagement costruttivo” perseguita dai presidenti sudcoreani Kim Dae-jung e Roh Moo-hyun. Nel 2013, le attività del complesso erano state sospese per volontà del Nord, ma questa volta la mossa di Seoul giunge nuova e inaspettata. In passato la Corea del Sud aveva privilegiato la strategia della cooperazione internazionale per risolvere le “crisi nordcoreane”, e non aveva legato in maniera diretta la questione del nucleare nordcoreano agli aspetti di cooperazione economica. Le ultime decisioni del governo sudcoreano indicano un cambio di direzione: la volontà di Seoul di agire da sola e di compiere tutti gli sforzi necessari per destabilizzare il regime. Se da un lato la Presidente Park ha incitato Washington e Tokyo ad inasprire le sanzioni contro il Nord, dall’altro ha messo in secondo piano il “riavvicinamento” con la Cina avvenuto nei mesi scorsi, e con le sue iniziative sta creando frizioni con Pechino e Mosca.

La decisione di Seoul di chiudere a tempo indeterminato il complesso sarebbe dipesa dalla volontà di proteggere le industrie sudcoreane ed evitare che i ricavati delle attività vengano dirottati dal regime verso il proprio programma nucleare. La Presidente Park si è mostrata convinta della necessità di tale provvedimento per colpire il regime nordcoreano e mostrare alla comunità internazionale che la Corea del Sud sta seriamente operando per punire il Nord. Pyongyang ha reagito alla notizia, definita come una “dichiarazione di guerra”, annunciando l’espulsione di tutti i sudcoreani presenti nel parco di Kaesong, il congelamento dei beni presenti (immobili, macchinari, risorse) e la chiusura del complesso, designato come area militare.

Non resta che aspettare gli avvenimenti dei prossimi giorni per vedere come verrà affrontata – e possibilmente risolta – quest’ultima crisi. Parte della comunità internazionale, con Seoul e Washington in testa, è decisa ad agire da “falco”. La Cina dal canto suo non permetterà che la propria sicurezza nazionale venga minacciata. La soluzione migliore potrebbe essere la via della diplomazia e del dialogo, l’unica che permetterebbe di alleviare il “dilemma della sicurezza” nordcoreano e di mettere in atto una strategia di “engagement” di lungo periodo, da cui sicuramente la popolazione nordcoreana trarrebbe vantaggio.