I focolai che atavicamente affliggono il Medio Oriente, come ogni fenomeno geopolitico, hanno molteplici motivazioni. Esistono due narrazioni prevalenti che si avocano idoneità di spiegazione, l’una religiosa, l’altra geopolitica: in realtà, sono entrambe esclusiviste e riduttive.  Nell’intasato alveo che s’intesta la capacità di spiegare le perenni tensioni mediorientali, due rappresentazioni…
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I focolai che atavicamente affliggono il Medio Oriente, come ogni fenomeno geopolitico, hanno molteplici motivazioni. Esistono due narrazioni prevalenti che si avocano idoneità di spiegazione, l’una religiosa, l’altra geopolitica: in realtà, sono entrambe esclusiviste e riduttive. 

Nell’intasato alveo che s’intesta la capacità di spiegare le perenni tensioni mediorientali, due rappresentazioni spiccano sulle altre: quella di uno scontro fra sunniti e sciiti e quella, recentemente tornata in auge, di una reciproca insofferenza fra Arabia Saudita e Iran. La prima teoria, quella dello scontro culturalista, si rifà alla cesura esistente dalla morte di Maometto (632 d.C.) fra sunniti, ovvero coloro che seguirono Abu Bakr, amico del profeta e padre della moglie Aisha, e sciiti, vale a dire i discendenti di Ali, cugino e genero di Maometto, che ritennero il suo erede andasse individuato fra i consanguinei. Le due comunità si detestano e, storicamente, a intervalli irregolari, questi sentimenti sfociano nel sangue. Secondo questa narrazione, il ritorno della potenza iraniana sulla scena globale sta acuendo lo scontro fra il mondo sciita – Iran, Iraq, Siria, Hezbollah – e quello sunnita – Turchia, monarchie del Golfo (soprattutto Arabia Saudita), tribù sunnite del Levante.

Questa visione è evidentemente molto comoda: facilmente comprensibile per i non addetti ai lavori e apparentemente opportuna per spiegare la geopolitica mediorientale. Purtroppo, le esigenze di semplificazione non vanno di pari passo con la realtà. Anzitutto, ritenere Iran e Siria paesi sciiti, e dunque alleati, rappresenta un’indubbia forzatura. Teheran costituisce una repubblica islamica duodecimana; Damasco un’entità secolare, socialista e alawita. L’Iran appoggia sì Assad, ma per molto terrene convenienze geopolitiche: il mito dell’asse pan-sciita è sicuramente affascinante, ma altrettanto distante dalla cruda realtà dei fatti. A rafforzamento di quanto scritto, si può prendere in esame la guerra del Nagorno Karabakh (1992-1994) fra l’Armenia cristiana e l’Azerbaijan sciita, con l’Iran schierato in favore della prima per machiavelliche ragioni di convenienza con tanti saluti ai teorici del pan-sciismo.

FotoQuesta prima analisi, peraltro, sottace grossolanamente la sanguinosa frattura interna all’Islam sunnita. Da una parte la fazione sostenitrice dell’Islam politico,canadian pharmacy viagra quello dei Fratelli musulmani, capeggiata da Qatar e Turchia, dall’altra quella dei reticenti, guidata da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, che vedono nel dinamismo della Fratellanza un pericolo per il potere delle famiglie reali e che, per contro, sostengono i movimenti radicali salafiti. Quest’ultimo aspetto accentua peraltro la rottura con gli sciiti, ritenuti dai salafiti sostanzialmente apostati.

Una seconda interpretazione è invece economico-sociale e politico-strategica. Essa accentra lo scontro in Medio Oriente sulla tensione fra le sue due potenze di maggior rilievo, l’Iran sciita e l’Arabia Saudita sunnita: lo scontro religioso agirebbe da schermo nei confronti del reale scontro geopolitico. Anche in questo secondo caso siamo dinanzi a una narrazione che contiene una fortissima dose di verità ma che risulta insoddisfacente, poiché, di fatto, sottostima la prima teoria descritta. Evidentemente la frattura settaria è il risultato di uno scontro geopolitico fra Teheran e Ryad ma la virulenza della polarizzazione settaria è pericolosissima. Ce lo insegna la storia. Quando si fomenta una politicizzazione delle identità, siano esse etniche o religiose, è complicatissimo disinnescarla: i Balcani costituiscono l’esempio forse più fresco e lampante di ciò. Società multi-identitarie, frammentate e polarizzate sono di difficilissima correzione: il settarismo diventa aspetto quotidiano per le popolazioni, rendendo arduo buy modafinil il necessario processo di de-radicalizzazione dell’opposizione identitaria.

In conclusione si può affermare che, se in merito all’escalation di tensione tra Iran e Arabia Saudita sono possibili diverse chiavi interpretative, tuttavia nessuna di esse può da sola spiegare la frammentazione dell’area mediorientale, acuitasi a partire dal 2011, anno della cosiddette Primavere arabe. La rinnovata rivalità tra Riyadh e Teheran si inserisce all’interno di dinamiche più complesse: dall’inasprimento dello scontro tra sunniti e sciiti, all’implosione di alcuni Stati dell’area, alla diffusione del terrorismo jihadista. Il tutto sullo sfondo di una regione in cui rimangono ancora insolute canadian pharmacy online quelle problematiche politiche, sociali ed economiche che, oramai cinque anni or sono, portarono allo scoppio delle rivolte. La pluralità e l’eterogeneità di interessi degli attori regionali e internazionali mette in evidenza le difficoltà di giungere a soluzioni negoziali, in primo luogo all’interno dei teatri attualmente più caldi, Siria e Yemen, in cui sono in corso sanguinosissime guerre civili.