Il regista statunitense Liev Schreiber ci porta alla scoperta delle radici degli ebrei emigrati in America dall’Ucraina durante la Seconda guerra mondiale. Una pellicola che torna di preoccupante attualità, visti i dati diffusi dall’Agenzia ebraica sulla situazione degli ebrei nel Paese post-sovietico. C’è un film che, con un linguaggio…
Read more »

 

Il regista statunitense Liev Schreiber ci porta alla scoperta delle radici degli ebrei emigrati in America dall’Ucraina durante la Seconda guerra mondiale. Una pellicola che torna di preoccupante attualità, visti i dati diffusi dall’Agenzia ebraica sulla situazione degli ebrei nel Paese post-sovietico.

C’è un film che, con un linguaggio molto delicato e una fotografia assai ben studiata, parla di un argomento duro come quello dell’emigrazione dall’Europa verso gli Stati Uniti durante il Secondo conflitto mondiale. È proprio il modo particolare in cui trasmette il messaggio di eguaglianza e racconta il processo di emigrazione dall’Ucraina all’America che ha permesso a Ogni cosa è illuminata (Everything Is Illuminated), film del 2005 ispirato all’omonimo romanzo autobiografico di Jonathan Safran Foer, di diventare uno dei migliori film politicamente impegnati ma godibili degli ultimi anni.

Grazie alla partecipazione di attori di fama internazionale come Elijah Jordan Wood (il Frodo Baggings della saga de Il signore degli anelli) e Evgenij Aleksandrovič Nikolaev (voce della famosa band gypsy punk Gogol Bordello), il grande pubblico ha amato fin da subito questa pellicola, che parla di un giovane alla ricerca delle proprie origini nel Paese natio del nonno.

Luogo della ricerca è il piccolo villaggio ucraino di Tračimbrod (realmente esistente nell’area al confine con la Polonia), abitato per lo più da persone di religione ebraica, proprio come la famiglia di Safran Foer (sia quello reale che quello della pellicola), molte delle quali in passato hanno lasciato il territorio ucraino per cercare fortuna negli Stati Uniti.

Il piccolo villaggio è un vero e proprio contenitore di tradizioni, un luogo dove il tempo sembra essersi arrestato e dove le novità portate dalla modernità, seppure con una propria originale particolarità (essendo il protagonista un “collezionista di ricordi di famiglia”), vengono ancora percepite con diffidenza.

Nel film i due mondi americano e dell’Ucraina rurale riescono a confrontarsi e a trovare un punto d’incontro grazie alla scoperta di particolari importanti sia per la memoria della famiglia del protagonista, sia per quella del villaggio di Tračimbrod. Così vengono alla luce le esecuzioni che i nazisti compirono verso la popolazione ebraica della zona durante la Seconda guerra mondiale.

everything-is-illuminated

Nonostante i temi impegnativi, la comunicazione studiata nel dettaglio ha permesso all’esordiente regista statunitense Liev Schreiber di rendere Ogni cosa è illuminata uno dei film più completi sullo sterminio degli ebrei nei territori tra Polonia e Ucraina, ma allo stesso un film di facile fruizione, spesso trasmesso in chiaro sui principali canali televisivi.

Il lungometraggio svolge anche un importante ruolo simbolico per quanto riguarda il dialogo tra generazioni, quel dialogo che permette il mantenimento delle tradizioni e dell’interesse verso la storia della propria famiglia e delle proprie radici.

La storia raccontata nel film torna oggi a essere di estrema attualità. Proprio in questi giorni l’Agenzia ebraica, ente internazionale che monitora la situazione della comunità ebraica nel mondo, ha lanciato un allarme secondo cui l’Ucraina è ritornata uno dei Paesi più pericolosi per gli ebrei, complice la situazione d’instabilità interna e il conflitto con la vicina Russia.

Secondo i dati forniti dall’Agenzia ebraica, delle 6.499 persone che primi quattro mesi del 2015 hanno compiuto il processo dell’Aliyah (la “salita”, cioè il ritorno in Israele), ben 1971 provenivano dall’Ucraina: un dato in forte aumento se si pensa che nello stesso periodo del 2014 “solo” 625 ebrei erano arrivati a Tel Aviv dal Paese post-sovietico.

In un periodo storico nel quale l’Ucraina si trova al centro di un conflitto per questioni legate soprattutto alla percezione della propria identità da parte della popolazione locale, Ogni cosa è illuminata torna a essere un film di stretta attualità, che fa capire come non è certo semplice dialogare con chi non si conosce e con un mondo che non ci appartiene. Tuttavia, la voglia di scoprire e riscoprire la storia diventa un elemento di estrema importanza per superare le differenze e l’ignoranza.

Liev Schreiber, Ogni cosa è illuminata (titolo originale: Everything Is Illuminated), USA 2005

H_zcNG59UGY