Anche l’Italia sembra essere coinvolta nei crimini di guerra che insanguinato lo Yemen: bombe di produzione italiana sono state ritrovate sul territorio yemenita, mentre un sito americano di notizie e politici dichiarano di aver visto un carico di bombe partire dall’aeroporto di Cagliari Elmas. Yemen- Il prolungamento della tregua voluto…
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Anche l’Italia sembra essere coinvolta nei crimini di guerra che insanguinato lo Yemen: bombe di produzione italiana sono state ritrovate sul territorio yemenita, mentre un sito americano di notizie e politici dichiarano di aver visto un carico di bombe partire dall’aeroporto di Cagliari Elmas.

Yemen- Il prolungamento della tregua voluto dal presidente Hadi non sembra arginare l’escalation di violenza che da circa un anno sta sconvolgendo il paese. Le parti coinvolte nel conflitto si erano incontrate a Biel, in Svizzera, per negoziare i primi accordi di cessate il fuoco e avevano fissato un ulteriore meeting il prossimo 15 Gennaio.

Tuttavia, in pieno regime di ceasefire, Il 21 Dicembre l’ennesimo raid aereo si è abbattuto sulle roccaforti Houthi di Rahida e Shurajja mietendo vittime tra i civili.  La coalizione guidata dall’Arabia Saudita che dirige le operazioni in Yemen, è opportuno ricordarlo, da circa un anno cerca di reprimere la guerriglia dei ribelli sciiti Houthi, non disdegnando l’ ampio uso di bombe a grappolo e altre armi vietate dalla law of war. Riad è stata al centro di numerose invettive di associazioni umanitarie del calibro di Human Right Watch, Amnesty International e Medici Senza Frontiere per aver colpito durante i suoi raid anche obiettivi civili come scuole, ospedali e mercati (ce ne eravamo occupati in un altro articolo, qui).

La via delle armi dall’Italia allo Yemen- In questo scenario internazionale emerge ambiguo il ruolo dell’Italia, finita recente nel mirino dei giornali internazionali per aver prodotto e inviato bombe utilizzate in Yemen.

L’Osservatorio Permanente delle Armi leggere di Brescia, -organizzazione che si occupa del monitoraggio della tratta delle armi-, ha dichiarato che in diverse città bombardate dalla coalizione saudita sono stati trovati ordigni inesplosi di tipo MK84 e BLU190, bombe di produzione italiana.

A detta del sito statunitense Reported.ly le bombe verrebbero prodotte dalla sezione italiana della compagnia tedesca produttrice di armi RWM S.p.A. nel distretto di Domusnovas, e dopo un periodo di assemblaggio a Genova le MK84 e altri tipi di ordigni verrebbero spediti all’aeroporto di Cagliari Elmas e da lí caricati su dei Boeing 747 della compagnia azera Silky Way con direzione Baku. Da lì poi sarebbero diretti in Arabia Saudita, uno dei partner principali del ministero della Difesa italiano.

 La notizia sarebbe canadian pharmacy viagra stata anche confermata dal deputato sardo Mauro Pili. 

Con un’invettiva fatta il 18 novembre al Parlamento Italiano Pili avrebbe infatti dichiarato che un altro carico di ordigni della RWMItalia stava per essere spedito dall’aeroporto di Cagliari Elmas a Baku a bordo di un Boeing 747 azero. Pili ha esortato il parlamento a bloccare l’invio dell’arsenale, ma seimagesnza successo: il 19 novembre le bombe avrebbero lasciato l’aeroporto di Cagliari.

Il tutto aggirando le norme sui trasporti europee e italiane. L’unione Europea vieta infatti l’invio di armi e ordigni militari verso paesi dove vengono compiute violazioni dei diritti umani. In Italia inoltre vige un’altra specifica legge sull’export, la 185/90, il cui testo vieta l’invio di arsenali militari in zone di conflitto teatro di violazione dei diritti umani.

 Dal canto suo l’azienda RWM Italia ha dichiarato di agire nel pieno rispetto delle regole, e l’Enac, l’Ente Nazionale Aviazione Civile. A tal proposito l’Enac aveva spiegato che la tratta della SilkyWay era stata approvata come volo di natura commerciale e pertanto regolarmente inquadrata nel contesto delle norme internazionali.

Fermare il buy modafinil commercio di armi è possibile?-  Amnesty International ha lanciato un appello per chiedere al governo Renzi di fermare il commercio di armi. Nella guerra civile che sta sconvolgendo il paese da più di un anno si conta che siano morte 4 mila persone, di cui la maggior parte civili, e che più di 20 milioni vivano in condizioni precarie. Medici Senza Frontiere ha di recente chiesto alle potenze politiche di smettere di bombardare obiettivi come scuole, ambulanze, ospedali, in modo da consentire al personale medico-sanitario di recare le cure necessarie alla popolazione.

Tuttavia fermare il commercio di armi che intercorre tra Arabia Saudita e Italia sembra più complicato del previsto, perché ad esservi coinvolti è anche il sistema di Welfare dei paesi occidentali. A detta di Reporter.ly molti fondi d’investimento occidentali, tra cui fondi pensione come la New York Retirement Fund e la Norway’ State pension Fund, e altri 200 tra fondi pubblici e per l’istruzione, nonché altri investitori, traggono beneficio dalla vendita di queste armi perché possiedono azioni della Rheinmetall Defense Ag, la società canadian pharmacy online che controlla la RWM e che nell’ultimo anno ha visto aumentare i suoi profitti del 642%.

L’Italia inoltre ha concesso permessi per l’export alla RWM negli ultimi anni, permessi dal valore di svariati milioni di euro: solo nel 2013 l’esportazione di MK83 e MK84 ha fruttato 8 milioni, e tra i vari permessi vi era anche un contratto siglato per 62 milioni per una fornitura di 3000 bombe MK83, ritrovate sul suolo yemenita.

La destinazione in questi permessi resta tuttavia non specificata ed il Ministero degli Esteri non ha preso una posizione netta sulla questione delle bombe italiane ritrovate in Yemen.

Il governo italiano sembra quindi non volersi esprimere sulla spinosa questione, che va a scapito, come sempre, della popolazione civile.