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Un viaggio in Africa, per quanto emozionante possa essere, nella situazione geopolitica attuale si trasforma in qualcosa di drammatico. Inizia oggi una serie di approfondimenti sulle crisi africane dimenticate nel mondo: se dei migranti che arrivano alle nostre frontiere europee si comincia a parlare, molto meno lo si fa di coloro che si spostano e fuggono da guerre e violenze lontano da noi e dalla nostra attuale realtà sociale. Si tratta ad esempio di Paesi come il Sud Sudan, che nel 2015 era al quinto posto tra i paesi di provenienza dei richiedenti asilo, nel mondo, dopo Siria, Afghanistan, Somalia e Sudan.

Il Sud Sudan ha bisogno di pace: uno dei più giovani Stati del mondo, oggi è ancora teatro di una profonda guerra civile che ha percosso gran parte dei suoi dodici milioni di abitanti. «Il nostro Paese – hanno affermato alcuni religiosi nel messaggio diffuso alle televisioni, durante le festività pasquali – ha bisogno di una tregua socio politica».

Molti leader religiosi del Consiglio delle Chiese del Sud Sudan hanno ribadito il loro impegno  a non fermarsi solo alle dichiarazioni e a proporre soluzioni concrete alla pace nel martoriato Paese africano. La nazione, diventata indipendente nel 2011, dopo una pluridecennale lotta, sta affrontando una delle peggiori emergenze alimentari dell’Africa centrale: secondo l’ultimo rapporto della FAO, che riporta i dati dei primi mesi del 2016, più di 2,8 milioni di persone stanno affrontando una situazione di scarsità di cibo e insicurezza alimentare. Si tratta di un terzo della popolazione che, secondo l’Integrated Food Security Phase Classification (IPC), (la classificazione riconosciuta a livello mondiale per stabilire la gravità di una crisi alimentare), vive una condizione preoccupante. La maggioranza di queste persone vive nelle regioni di Unity, Upper Nile e Jonglei.

Sud Sudan 2In seguito a due anni di guerra civile che hanno coinvolto quasi tutte le regioni del Paese la situazione è ormai insostenibile: la disponibilità di cibo è infatti del tutto insufficiente a soddisfare anche le necessità minime della popolazione, considerando inoltre i prezzi elevatissimi raggiunti dai generi alimentari. Nonostante sia stato firmato un accordo di pace tra il governo di Juba del presidente Salva Kiir e le forze ribelli del generale Riek Machar – che è ora tornato ad occupare il suo posto di vicepresidente, carica che già deteneva prima dello scoppio della canadian pharmacy viagra guerra – continuano comunque i combattimenti con le decine di fazioni di guerriglieri che imperversano nei diversi stati del Sud Sudan, soprattutto nelle regioni petrolifere del nord.

I continui combattimenti e l’insicurezza politica hanno impedito al Paese di avere un ‘economia stabile e, soprattutto, non hanno consentito la semina dei campi, riducendo drasticamente il raccolto; a questo si aggiungono i continui saccheggi perpetrati dai militari, che spesso si impossessano anche dei capi di bestiame, togliendo ad allevatori e contadini una delle loro poche fonti di alimentazione.

Fonte:ANSAIl Report dell’Onu ha inoltre evidenziato una situazione particolarmente angosciante per le donne: nella sola regione di Unity, sono stati documentati oltre 1.300 casi di stupro di donne e bambini – anche disabili – tra l’aprile e il settembre 2015, e fonti credibili indicano come le forze governative abbiano autorizzato i soldati a stuprare le donne come forma di pagamento, secondo la logica perversa del fa’ quel che puoi e prendi quel che puoi. Numerose sono inoltre le testimonianze relative all’abominevole pratica dello stupro di gruppo da parte dei soldati, spesso di giovani donne o addirittura di bambine, in molti casi davanti ai propri genitori, oltre alla pratica altrettanto diffusa buy modafinil del rapimento di donne per essere poi usate come schiave sessuali o come mogli dei soldati.

A fronte di tutto questo, il Commissario Onu per i diritti umani ha sollecitato la creazione in tempi rapidi della corte ibrida prevista dall’accordo di pace firmato nell’agosto del 2015, per portare a giudizio i responsabili. Qualora tale corte non dovesse essere creata, secondo il Commissario Onu, il Consiglio di sicurezza dovrebbe riferire il caso alla Corte penale internazionale (Cpi) dell’Aia.

Sud Sudan 4Il conflitto nella nazione africana non accenna a placarsi, anzi col tempo gli episodi di violenza diventano sempre più sanguinosi; una delle molteplici ragioni è da rintracciare nel fatto che, come si è spesso scritto e detto, il Paese dispone di ricchezze importanti, dal petrolio ai contanti ai grandi spazi, fino a gigantesche quantità di acqua, quello che ormai chiamano l’oro trasparente, così raro nel continente africano. Inutile dire canadian pharmacy online quanto questa fetta geopolitica faccia gola ai Paesi vicini, che pur di spartirsela sono disposti a tutto. La guerra è difficile da raccontare, sia per il pessimo stato in cui versano i media nazionali, sia per la difficoltà nel raggiungere le zone più remote del Paese. Il New York Times, meno di un anno fa, scriveva che «lo scontro politico ed etnico tra il presidente Salva Kiir e il suo ex vicepresidente Riek Machar è arrivato a essere una delle guerre più crudeli, ingestibili e senza senso di tutto il continente africano, una di quelle che più è peggiorata senza sosta».

Da quando è nato, il Sud Sudan aveva davanti a sé una grande sfida da vincere: quella di trasformare un territorio in una nazione della quale tutti i gruppi tribali si sentissero parte. Ma l’ha persa.

di Giuseppe Giulio