Dal punto di vista numerico, la minoranza russa in Lituania è meno consistente rispetto a quelle presenti in Estonia e Lettonia. Tuttavia, sembra che l’attuale clima di tensione internazionale stia avendo ripercussioni negative sul rapporto tra lituani e russi. Sono ancora molti i russi che vivono oggi al di…
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Dal punto di vista numerico, la minoranza russa in Lituania è meno consistente rispetto a quelle presenti in Estonia e Lettonia. Tuttavia, sembra che l’attuale clima di tensione internazionale stia avendo ripercussioni negative sul rapporto tra lituani e russi.

Sono ancora molti i russi che vivono oggi al di fuori dei confini della Federazione russa. Solo una parte di essi è emigrata in tempi recenti, in particolare dopo l’Ottantanove. Per il resto, la maggioranza non ha mai abbandonato i territori che un tempo costituivano l’Urss. Testimoni dei fasti e nefasti sovietici, i russi della diaspora sono riuniti in comunità più o meno consistenti anche in Europa. Gli eventi ucraini dimostrano come tali minoranze possano essere determinanti per le scelte di politica estera della Russia.

All’interno dell’Unione europea, i più significativi gruppi russofoni risiedono in Germania, Francia e, in numero notevole, nei Paesi baltici. Se in Estonia e Lettonia i russi costituiscono circa un quarto della popolazione (rispettivamente il 24,8% e il 26,9% nel 2011), il caso della Lituania sembra essere il meno rilevante: i russo-lituani sono la seconda più grande etnia del Paese, ma rappresentavano solo il 5,8% della popolazione al censimento del 2011.

Se si lasciassero parlare solo i numeri, il caso della minoranza russa in Lituania non meriterebbe un approfondimento. Essa appare invece interessante da un punto di vista politico. Difatti, a differenza dei suoi vicini settentrionali, la Lituania è l’unica a essere considerata come un caso positivo per l’approccio inclusivo dimostrato nei confronti della comunità russa residente sul proprio territorio.

I russi sono giunti in Lituania non soltanto durante la dominazione sovietica seguita alla Seconda guerra mondiale. Il Paese aveva già fatto parte dell’Impero russo per oltre un secolo (dal 1795 al 1917), dopo un’indipendenza (come Granducato di Lituania) durata ben cinquecento anni. Sotto il regime sovietico, la percentuale di russi aumentò in Lituania così come in Estonia e in Lettonia, poiché il governo centrale forzava questi ultimi all’emigrazione nell’ambito del progetto di sovietizzazione di queste terre. Tuttavia, dopo il crollo dell’Urss, questi Stati si trovarono a dover instaurare un nuovo rapporto con i russi presenti sul proprio territorio, passati da una posizione di dominatori a una di minoranza.

Klaipëdos miesto tarybos narë Tamara Lochankina.

L’integrazione della comunità russa diventò una questione critica nei Baltici: queste nazioni dovettero elaborare e adottare misure specifiche, in particolare sulla questione della cittadinanza. In generale, mentre in Estonia e Lettonia l’atteggiamento verso la minoranza russa è stato – e in alcuni casi continua a essere – alquanto ostile, in Lituania la situazione sembra essere diversa.

Oggi le leggi estone, lettone e lituana sulla cittadinanza si basano tutte sul principio dello ius sanguinis, ovvero l’acquisizione automatica della nazionalità dai genitori. Al momento della caduta del regime sovietico, la legge lituana era però differente e più conciliante: la cittadinanza era garantita a chi poteva dar prova di essere nato sul territorio dello Stato, o di avere parenti di nazionalità lituana. In assenza di questi requisiti, la cittadinanza poteva essere comunque ottenuta tramite un giuramento di lealtà alla nazione. Il requisito di conoscenza della lingua lituana fu introdotto solo con delle modifiche successive, che resero questa legge più restrittiva. Oggi la padronanza della lingua lituana è divenuto un criterio fondamentale per poter ottenere la naturalizzazione. Oltre a questo, chi richiede la cittadinanza deve aver risieduto in Lituania durante il decennio precedente e dimostrare di conoscere della Costituzione.

Concentrandosi sulla situazione attuale, la minoranza russa è rappresentata da ben due partiti: l’Alleanza russa e l’Unione dei russi di Lituania. Mentre quest’ultimo è stato fondato nel 1995, pochi anni dopo la dissoluzione dell’Urss, l’Alleanza si è formata più di recente, nel 2002. Il quartier generale dei due partiti si trova nelle città in cui i russi sono più radicati: l’Alleanza ha sede a Klaipėda, dove vi è la più alta concentrazione di russi del Paese (il 19,4% dei residenti); l’Unione ha la sua sezione principale nella capitale Vilnius, dove i russi costituiscono poco più di un decimo degli abitanti.

È soprattutto l’Alleanza russa ad aver riscosso i più recenti successi elettorali. Alle ultime elezioni europee, questo partito ha conquistato un seggio al Parlamento di Strasburgo grazie all’intesa con l’Azione elettorale dei Polacchi in Lituania, il cui leader Valdemar Tomaševski ha appunto ottenuto la carica di eurodeputato. Tale gruppo politico, che difende gli interessi della comunità polacca (prima minoranza nel Paese), fa adesso anche parte del governo di coalizione con a capo i socialdemocratici. Alle ultime elezioni locali, tenutesi a marzo, l’Alleanza ha mantenuto l’intesa con il partito di Tomaševski, vincendo 68 seggi (il 7,8% del totale) nella Lituania sud-orientale; l’Unione dei russi di Lituania ha invece ottenuto un seggio nel consiglio municipale di Klaipėda.

Dal punto di vista internazionale, a pesare oggi sui rapporti tra la Lituania e la sua comunità russa è la crisi ucraina, che ha destabilizzato forse per la prima volta l’equilibrio raggiunto, mettendo in discussione l’immagine di una Lituania come esempio d’integrazione nell’area. L’impatto degli eventi ucraini sull’immaginario lituano è stato difatti forte, e la questione della minoranza russa nel Paese ha catturato l’attenzione del pubblico. Il timore di una possibile “invasione” russa, così come il sentito dibattito sulla reintroduzione della leva militare obbligatoria sono segni della rinnovata paura di una dominazione a cui i lituani non hanno mai smesso di pensare con profondo astio. Nella percezione comune, la possibilità che Mosca sfrutti il pretesto della presenza russa per intervenire in territorio lituano (nonostante l’Unione europea, nonostante la Nato) non sembra più così remota. La questione russa è dunque tornata uno dei principali temi di discussione. Se, da una parte, questo Paese è riuscito a non riversare la propria ostilità sui i russi presenti nel suo territorio e ha dimostrato fin dai primi anni Novanta un’eccezionale tendenza all’inclusione, lo stesso non si può dire dei rapporti bilaterali con il grande nemico postmoderno: la Russia di Putin.

Di Valentina Pudano (valentina.pudano@yahoo.it)