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25Maggio2013

La ricostruzione dello stato somalo: dopo 21 anni un nuovo inizio?

Somalia 1Solamente un lungo ed estenuante mese di agosto dovrebbe separare la Somalia da ciò che viene definito come un reale stato democratico. Dopo ventuno anni di inferno, guerra civile e completo fallimento dello stato, dopo otto anni di governo transitorio e di lotte contro il gruppo terroristico legato ad Al Qaeda, forse è finalmente giunto il momento del cambiamento. O, perlomeno, questo si aspetta la comunità internazionale. Con una più attenta analisi però sorge spontanea una domanda: siamo davvero certi che la Somalia, o quel che resta di essa, sia davvero pronta a questo grande passo?

La fatidica data segnata di rosso su tutti i calendari, somali e non, è stata stabilita: il 20 agosto il governo transitorio guidato dal Primo Ministro Abdiweli Mohamed Ali, stabilitosi otto anni fa, cesserà di esistere lasciando spazio a quello che dovrebbe essere, nei piani, uno stato democratico, fondato su libere elezioni e un governo solido. Più di un anno fa sono state indette le elezioni per la nomina di Presidente per questo territorio che dal 1991 non possiede più una formale struttura governativa e statale. I dubbi a riguardo sono molti, potrà tutto cambiare da un giorno all’altro?

La situazione in Somalia sembra essere migliorata, ma non di certo così tanto da poter sperare nella transizione automatica e rapida, anche perché, come la storia ci insegna, rimane complesso stabilire queste decisioni a tavolino. Molto probabilmente la Somalia dal 20 agosto formalmente sarà uno stato diverso, forse sarà anche “uno” Stato, con un proprio governo, parlamento, Costituzione, ma la trasformazione pratica richiede tempo e pare che al popolo somalo ventuno anni non siano ancora bastati. A tal riguardo è sufficiente pensare alla complicata situazione riguardante la pirateria, o ai quotidiani e violenti scontri che avvengono nella capitale, Mogadiscio, senza sosta alcuna. Oltre ciò, nonostante i continui sforzi e le recenti vittorie del governo transitorio contro il gruppo terroristico Al Shabab, quest’ultimo riesce ancora a detenere un potere importante, militare e soprattutto politico. Inoltre nessuna buona notizia giunge dalla regione, o meglio, dallo stato del Somaliland, dichiaratosi indipendente nel 1991 e convinto a non voler avere nulla a che fare con lo stato somalo. Infine, la complessa frammentazione regionale e amministrativa non fa che relegare ad un futuro non definito possibili elezioni locali. Lo stato dal quale i politologi hanno “coniato” la definizione di failed state continua a non mostrare speranza.

Eppure qualche piccolo barlume luminoso si è acceso. Innanzitutto i primi di giugno i rappresentanti di 54 stati si sono riuniti ad Istanbul per discutere del futuro dello stato somalo e dei reciproci rapporti con esso. La sede a ben vedere è stata la Turchia, uno dei pochi stati che ha continuato in questi ultimi anni a tessere costantemente rapporti con il governo di transizione somalo e che ha riaperto la propria Ambasciata a Mogadiscio. Il Primo Ministro Erdogan è stato l’unico rappresentante politico non africano a visitare la capitale somala negli ultimi 20 anni e, proprio da parte sua, è stata presentata la proposta di adottare un approccio diverso per affrontare la difficile situazione somala, soprattutto per studiare un piano di investimenti che preveda un crescere di entrate per il nascente governo, in modo da poter sostenere la ristrutturazione non solo politica ma anche economica e industriale. Durante la conferenza ci si è quindi concentrati su quattro issues principali, acqua, energia, strade e sostenibilità, oltre che sulle questioni politiche riguardanti il passaggio di governo previsto alla fine di agosto, segnando un piano di azione fino al 2015.

somalia 2In secondo luogo, e si tratta sicuramente del passaggio più importante, il 31 luglio, 621 delegati dell’Assemblea Costituente Nazionale hanno approvato la nuova Costituzione somala, la quale sarà alla base del nascente e rinnovato stato. Un atto importantissimo, segnato però da numerosi scontri nella capitale e non poche polemiche. Oltre all’impostazione marcatamente islamica (in quanto è previsto che lo stato somalo si baserà sui dettami della Shari’a), ciò che maggiormente preoccupa è il ruolo che la neonata Costituzione andrà a svolgere, considerando che manca ancora un governo, non ci sono state elezioni e la frammentazione politica e sociale vige sovrana nel territorio. Sicuramente il valore dell’approvazione di questo documento non può che essere positivo, come è anche la spinta propositiva che riesce ad avere. La stessa Hillary Clinton, in visita al Presidente della Repubblica somala Sharif Sheikh Ahmed in Kenya, si è detta molto fiduciosa grazie ai risultati ottenuti dal governo transitorio.

Certo è che molto, anzi tantissimo rimane da fare. Il 20 agosto si avvicina: forse sarà solamente una data formale, magari verrà tutto rinviato o non ci saranno novità o, peggio, si potrà ancora peggiorare. Sicuramente un passo avanti è stato fatto: lo “stato fallito” più famoso al mondo, il buco nero delle missioni ONU e degli aiuti umanitari ricomincia a sognare e a ricostruirsi, ponendo come base di questa nuova era un documento fondamentale come la Costituzione. Quanto questo riuscirà a prevalere sulle divisioni, sulla corruzione, sul terrorismo e sulla povertà sarà solo il tempo a dirlo. Intanto il mondo resta a guardare, a volte, come in questo caso, incapace di agire.

 

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