Pisapia: ‘La visita del Dalai Lama è un seme da coltivare’
- In Interviste
- Ultima modifica il 06 Luglio 2012
- By Arianna Ranuschio
Il 21 giugno il Consiglio Comunale della città di Milano ha rinviato a data da destinarsi l’approvazione della delibera, sottoscritta da tutti i capigruppo consiliari, per l’attribuzione della cittadinanza onoraria a Tenzin Gyatso, quattordicesimo Dalai Lama. La proposta di sospensiva della delibera avanzata in apertura di seduta dal Presidente dell’aula consiliare, Basilio Rizzo, ha ottenuto 16 voti favorevoli, 12 contrari e 3 astensioni, tra cui quella del Sindaco Giuliano Pisapia. All’origine di questo dietrofront e della “proposta Rizzo” di “lavorare per trovare soluzioni migliori” si collocano le pressioni provenienti da Pechino che, attraverso lettere e telefonate nei giorni precedenti alla votazione del Consiglio, ha fatto temere pesanti ripercussioni riguardo Expo 2015. Lo stesso primo cittadino ha affermato che il Console cinese, in occasione di una cena a Palazzo Reale, avrebbe lasciato intendere che “la cittadinanza onoraria al Dalai Lama sarebbe stata interpretata come un segnale di inimicizia nei confronti del popolo cinese”.
Il rinvio della delibera ha quindi innescato acute polemiche, sia all’interno del mondo politico – con l’opposizione che ha denunciato l’ambiguità, i timori ed i cedimenti dimostrati dalle istituzioni milanesi – che nell’opinione pubblica, delusa e disorientata dall’evoluzione degli eventi. La scelta di Palazzo Marino è stata accolta, com’era intuibile, in modo severo anche nella comunità tibetana milanese, il cui presidente, Kalsang Dolker, aveva precedentemente affermato che un passo indietro avrebbe coperto di vergogna Milano e tutta l’Italia.
La città di Milano – diversamente da Bologna, Venezia e Roma, delle quali il Dalai Lama è già cittadino onorario – ha dovuto fare i conti con una serie di valutazioni economiche legate ad Expo 2015, evento per il quale è previsto un flusso di circa 4.8 miliardi di investimenti che costituisce una vera e propria boccata d’ossigeno per l’economia italiana. Pechino, prevedibilmente, getterà tutto il suo peso finanziario nell’evento, sia attraverso la realizzazione del proprio padiglione espositivo che tramite le previsioni sui flussi turistici: la promessa è quella di un milione di turisti cinesi, che andrebbero a irrobustire le stime in termini di indotto. Considerando la grave crisi in cui versa il paese e la volontà di dare nuovo smalto e vigore alle relazioni sino-italiane, testimoniata dalla visita a Pechino del premier Monti in marzo, la decisione dell’aula consiliare milanese appare, tuttavia, più comprensibile.
Per quanto il Dalai Lama abbia rinunciato da tempo al suo ruolo politico di difensore della causa tibetana, egli continua ad essere percepito dalla Repubblica Popolare Cinese come il leader in esilio del governo illegittimo del Tibet. Pechino non intende cedere sulla questione tibetana, timorosa di innescare un effetto domino che porterebbe ad un inasprimento delle rivendicazioni di autonomia in aree particolarmente delicate come lo Xinjang, regione ricca di risorse naturali, oltre che terra di passaggio di oleodotti e gasdotti provenienti dall’Asia Centrale. Per mettersi al riparo da simili eventualità la RPC usa quindi con disinvoltura un cocktail di leve economiche e diplomatiche nei confronti di qualsiasi paese ospiti il Dalai Lama, creando così difficoltà nel bilanciare il supporto alla figura spirituale e la gestione delle forti pressioni cinesi. Persino Obama, durante la visita ufficiale del Dalai Lama alla Casa Bianca a luglio 2011, pur affermando la necessità del rispetto dei diritti umani della popolazione tibetana, ha confermato esplicitamente l’appartenenza alla RPC del Tibet, dimostrando di non voler compromettere i rapporti sino-statunitensi. E’ in questo contesto più ampio che dovrebbero essere letti anche gli eventi di Milano.
Nel tentativo di individuare un nuovo equilibrio fra il rispetto dell’autorità religiosa detenuta da Gyatso e l’irritazione cinese, nella mattinata del 26 giungo il Sindaco Pisapia ha ricevuto il Dalai Lama a Palazzo Marino, donandogli il sigillo della città di Milano. Durante l’incontro con la giunta che ha avuto luogo poco dopo, il Presidente del Consiglio comunale ha ringraziato il Dalai Dama per la grande possibilità offerta alla città di Milano di fare tesoro del suo pensiero. Accettando l’invito, secondo quanto affermato dal Sindaco, ha dato “un prezioso dono, senza chiedere nulla in cambio”. Tuttavia, tale scelta non è stata sufficiente a sopire le polemiche. Cronache Internazionali ha quindi raggiunto lo stesso Pisapia, che si è reso gentilmente disponibile per uno scambio di battute sulla questione.
Sindaco, qual è l’entità e la forma degli investimenti garantiti per EXPO 2015 dalla Repubblica Popolare Cinese? Essi saranno legati esclusivamente all’evento o esiste la possibilità concreta che si tratti dell’inizio di un rapporto di lunga durata tra gli investitori cinesi e la città di Milano?
Al momento la Repubblica Popolare Cinese ha ufficializzato la propria adesione ad Expo 2015. L'adesione tuttavia non comporta garanzia di investimento al di fuori dell'evento, ma è una realtà ormai consolidata che negli ultimi anni il volume di investimenti a Milano e in Lombardia sia alquanto cresciuto.
La mancata attribuzione della cittadinanza onoraria non ha impedito la buona riuscita dell’incontro del 26 giugno. La questione ha più che altro toccato i cittadini milanesi, che ritengono sia stata sprecata un’occasione per la città di dimostrare concretamente il suo carattere di apertura interculturale, così come il suo sostegno effettivo all’impegno del Dalai Lama nella creazione di un dialogo fondato sulla pace e la non violenza. Come risponde alla delusione dei cittadini milanesi?
Il Consiglio comunale non ha assunto alcuna deliberazione in merito al riconoscimento della cittadinanza onoraria al Dalai Lama perchè sono emerse posizioni che non consentivano l'unanimità. E' stato quindi concordato che il Dalai Lama fosse invitato a partecipare ad una seduta del Consiglio comunale e lui ha accettato di parlare alla Città e al Paese intero. Ha potuto lanciare il seme che ciascuno può scegliere se raccogliere o no. Per quanto mi riguarda l'ho accolto nel mio ufficio e gli ho donato il Sigillo della Città. Nelle sue visite precedenti a Milano non era mai accaduto.
Durante lo stesso incontro, Lei ha sostenuto che “ora siamo schiacciati, sperduti”, ma che “la crisi può aiutarci a liberarci dall’effimero e a porre la giustizia sociale al centro”. Quale percorso auspica affinché questo momento di crisi si trasformi realmente in un “arcobaleno” che ci riconduca alla sostanza delle cose e ai valori richiamati dallo stesso Dalai Lama?
Quello che ho inteso comunicare è proprio l'invito ad essere capaci di costruire un nuovo modo di fare politica, con modalità che favoriscano la partecipazione, con obiettivi che portino Milano a ritornare ad essere una città dove sia bello vivere, salvaguardando i diritti e la cultura di ognuno.
Nell’incontro a Palazzo Marino, ha più volte fatto riferimento all’apertura, alla generosità e al carattere interculturale della città di Milano. Come valuta lo stato dell'integrazione tra la città e la comunità cinese milanese? In che misura il Comune di Milano si sta impegnando nella sua inclusione?
La comunità cinese a Milano è una realtà forte e conosciuta. Abbiamo avviato da tempo un lavoro di coordinamento fra i loro rappresentanti e gli Assessorati più vicini alle loro problematiche. Ci sono stati anche incontri pubblici che hanno proseguito il dialogo e il confronto. Ritengo quindi che debbano essere cercate le possibili soluzioni, per quel bene pubblico che è l'obiettivo del carattere interculturale di Milano.


