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22Maggio2013

Appesi al dollaro: lo Zimbabwe sull’orlo del cambiamento?

zimbabwe wideweb  430x2881Dal 2009 la valuta corrente in Zimbabwe è il dollaro americano. La mancanza di una moneta puramente nazionale diviene quotidianamente causa di difficoltà. La tentazione è quella di liquidare la questione come ulteriore prova del malgoverno del regime dittatoriale di Mugabe, ma forse vi si può trovare qualche spunto per riflettere sulla situazione vissuta dalla popolazione nel Paese.

In seguito ad un fenomeno di iper-inflazione, che ha raggiunto il suo culmine nel 2008 con la messa in circolazione di banconote da 100 bilioni di dollari zimbabwani, lo Zimbabwe ha infatti deciso di adottare il dollaro americano. Esso però -come tutte le valute estere- non circola nella forma di monete, ma solo in forma di banconota. Del taglio minimo di un dollaro, ovviamente. Il cosiddetto “coin problem” può far sorridere ma, in effetti, concludere transazioni commerciali in un Paese dove non circolano monete comporta qualche difficoltà.

In un contesto in cui la povertà è dilagante, anche la somma di un dollaro rappresenta una piccola fortuna, e la popolazione ha sperimentato una vasta gamma di stratagemmi per fronteggiare le difficoltà derivanti da questa situazione: se si acquista un bene che costa meno di un dollaro (fatto per nulla improbabile), il resto viene offerto sotto forma di beni equivalenti, come caramelle o penne; in alternativa, alcuni commercianti offrono buoni sui successivi acquisti o ricorrono persino ai Rand sudafricani (anch’essi tuttavia scarsi).

Questa situazione quasi paradossale risulta alquanto originale: lo Zimbabwe non è infatti l’unico Paese ad utilizzare il dollaro americano, ma altri Stati – come ad esempio l’Ecuador - risolvono l’impasse, derivante dalla mancanza dei cents, mantenendo in circolazione la propria moneta. Questo non è però possibile in Zimbabwe, a meno di non coniare “centesimi” del valore di miliardi di dollari zimbabwani, o di ridurre l’inflazione. Tuttavia, poiché il Governo di Harare non assicura alcuna fiducia e appare appeso ad un filo a causa dell’avanzata età dell’ottantottenne Presidente - peraltro malato - questa via non è stata seguita dallo Zimbabwe, il quale ha preferito confidare nell’arte di arrangiarsi della sua popolazione.

Malgrado le difficoltà pratiche, il dollaro americano sembra aver salvato l’economia dell’ex Rhodesia dal baratro: il Paese ha infatti registrato per il 2011 un tasso di crescita del 6%, inimmaginabile per la vecchia Europa. Ciò non toglie che il Paese sia caratterizzato da profonde diseguaglianze economiche e sociali e la stessa economia è messa a dura prova dal crollo della produzione agricola. La sopravvivenza è quindi assicurata dai sussidi concessi dal governo, che seguono ovviamente le ormai note linee del patronage. In questo contesto, tuttavia, la situazione appare in mutamento, ma è difficile fare previsioni sul futuro.

Mugabe1Dal 2008 il potere è detenuto da un governo di coalizione guidato da Robert Mugabe, leader del partito Zimbabwe African National Union – Patriotic Front (ZANU-PF) vincitore della lotta di liberazione dal dominio coloniale della minoranza bianca e dal Primo Ministro Morgan Tsvangirai, leader del partito Movement for Democratic Change (MDC-T). Soffia tuttavia vento di elezioni: negli ultimi mesi i due reggenti si sono scontrati sulla data della chiamata alle urne anche se è molto probabile che le prossime elezioni si terranno nella primavera del 2013. Il loro esito è tutt’altro che prevedibile ma ci sono già alcuni segnali positivi, come il fatto che si affronteranno alle urne i tre partiti maggiori (allo ZANU e al MDC-T si aggiunge infatti anche il MDC-M). In ogni caso, il dominio di Mugabe sembra essere arrivato ormai al capolinea, o almeno questo è quello che la comunità internazionale spera, dopo aver inizialmente acclamato il Padre della Patria della lotta di liberazione coloniale e poi averne preso le distanze una volta che egli si è rivelato uno degli ultimi dittatori del XXI secolo.

Per ora, comunque, in attesa di un cambiamento radicale, una delle preoccupazioni maggiori della popolazione resta il fatidico “resto”.

 

Contatta l'autore:                          Tania Abbiate                    Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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