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22Maggio2013

La mafia italiana ‘sbarca’ in Somalia: i legami con la pirateria africana

PIRATES SOMALIA4866-2Da alcuni anni a questa parte il nome della Somalia viene direttamente collegato ad una spinosa questione che sta creando numerosi problemi non solo al continente africano, ed in particolare alla zona del Corno d’Africa, ma all’intera comunità internazionale: la pirateria. Le coste dell’area somala sono infatti considerate tra le più pericolose al mondo, con un tasso di crescita di insicurezza notevolmente alto. Secondo le stime dell’ International Maritime Bureau, nel 2010 su 53 sequestri di navi registrati 49 sono avvenuti nelle zone costiere del Golfo di Aden e del Mar Rosso: territori somali, eritrei e sudanesi. La questione, di conseguenza,  diviene centrale non solo per i paesi africani della zona, ma interessa in particolar modo le principali Potenze mondiali: sono per l’appunto queste a sentirsi maggiormente minacciate dal problema della pirateria, in quanto sono le loro navi e i loro cittadini ad essere vittime di attacchi e rapimenti.

Proprio per questo motivo la risoluzione della questione riguardante la pirateria sulle coste del Corno d’Africa è stata posta più volte sul tavolo delle discussioni internazionali: organizzazioni e agenzie mondiali sono costantemente al lavoro per raccogliere quante più informazioni possibili riguardo l’argomento, in modo da permettere alla comunità degli Stati di trovare una soluzione veloce ed efficace. Dall’approfondimento di questi studi si stanno ottenendo notizie sempre più interessanti ed elementi fondamentali per la comprensione del fenomeno.

Proprio qualche settimana fa una notizia ha aperto nuove piste di indagine: la possibilità che la pirateria somala intrattenga numerosi contatti e scambi commerciali con la mafia italiana. La novità giunge dagli uffici della Commissione di esperti per la Somalia, nominata in sede comunitaria per cercare di far luce sui probabili legami tra la criminalità europea e quella somala. Nel caso specifico, a partire dalle investigazioni di Michel Koutouzis – criminologo di fama mondiale che nel suo ultimo libro ‘Crime, Traffic and Networks’ si è appunto occupato della questione – si tenta di scoprire come la criminalità italiana abbia intessuto legami sempre maggiori con i pirati somali. I benefici? Semplice, rifornire di armi i signori della guerra sulle coste somale in cambio dello smaltimento di rifiuti tossici. L’azione combinata di Sacra Corona Unita, ‘Ndrangheta e Camorra starebbe dando vita, sulla base delle dichiarazioni di Koutouzis, ad uno dei maggiori scambi criminali tra Europa e Africa.  Naturalmente la distribuzione dei rifiuti tossici ed il loro smaltimento nelle zone del Corno d’Africa erano realtà, purtroppo, ben conosciute e consolidate da tempo. Ciò che adesso si sta cercando di individuare riguarda la provenienza dei rifiuti. La mafia italiana, infatti, si sta rivelando come uno dei protagonisti principali di questo scambio, contribuendo così non solo ad alimentare l’enorme impatto ambientale e la pericolosità legata allo smaltimento dei rifiuti, ma anche a tenere in vita organizzazioni criminali africane e gruppi violenti che continuano a terrorizzare le coste dell’Africa orientale. Una parte dei ricavi di queste sporche “transazioni” viene inoltre riciclato da industrie turistiche di Kenya e Tanzania, espandendone gli effetti in altre zone del continente.

 47574605 somali pirates 466 2Molto forti sono le accuse che Koutouzis muove affermando che la questione è, in realtà, ben conosciuta: numerose sono le prove esistenti ma, a causa di interessi più grandi, svariate istituzioni italiane e straniere, anche pubbliche, hanno deciso di insabbiare gran parte delle notizie rinvenute. In questo modo non si fa altro che alimentare problemi di notevole importanza per la comunità internazionale.

Sia la Commissione speciale dell’UE che le Nazioni Unite si stanno muovendo per far chiarezza sulla vicenda e sui dati presentati nei diversi rapporti. Far luce su tutto ciò contribuirebbe infatti in modo notevole a bloccare, o comunque rallentare, questo tipo di scambio. Allo stesso tempo, però, ciò confermerebbe anche la capacità della criminalità italiana di mantenere rapporti con altre organizzazioni criminali internazionali, aprendo scenari e generando la raccolta di dati di notevole importanza.

Negli ultimi anni, durante i quali il fenomeno della pirateria è andato sempre più crescendo, l’assenza di uno stabile governo somalo - in crisi dal 1991 - non ha fatto altro che acuire il problema e aumentarne la corruzione che lo circonda. La crisi politica del Paese è servita da coadiuvante allo sviluppo della pirateria: l’assenza o comunque la scarsità dei controlli fanno sì che altri gruppi la finanzino e proteggano. Di conseguenza, in attesa di maggiori notizie riguardanti i rapporti dei pirati somali con le altre organizzazioni criminali mondiali, sarebbe sicuramente un ottimo punto di partenza, per la risoluzione del problema, l’istituzione di un potere stabile in loco e di una politica direttamente rivolta alla normalizzazione della questione.

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