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20Giugno2013

'For the Motherland': i Servizi di Sicurezza Federali nell’era Putin

fsbCercare di analizzare in maniera efficace e oggettiva le attività dei servizi di sicurezza federali russi FSB (Federal’naja služba bezopasnosti Rossijskoj Federacii) è un impresa piuttosto difficile, in quanto tale Agenzia ha subito varie riforme istituzionali, cambiamenti nell'organizzazione interna, nei suoi quadri e nelle sue prerogative.

Salita all'onore delle cronache come nuovo KGB per i sospetti, lanciati da più parti, di essere implicata negli omicidi sia della giornalista Anna Politovskaya sia dell'ex agente Alexander Litvinenko, l'agenzia si rivela essere una struttura molto complessa e difficile da carpire nella sua interezza; inoltre il rinomato riserbo della burocrazia russa nel presentare le sue attività e prerogative non aiuta certo a trovare informazioni di prima mano sugli eredi ufficiali del KGB sovietico.

L'FSB nasce nel 1995 dall' abolizione dell'FSK, il servizio di controspionaggio  russo creato sulle ceneri del KGB. Nella sua prima forma l'FSB venne insignito di poteri già piuttosto vasti, che andavano dai più caratteristici compiti di spionaggio e controspionaggio all'interno dei confini federali alle attività connesse alla lotta al terrorismo sia interno che internazionale. Per questo si optò inizialmente per una divisione per direttori, che si occupavano ognuno di un aspetto diverso legato ai problemi sopracitati.

L'agenzia nasce come risposta ai problemi di un periodo storico particolarmente travagliato per la neo nata federazione sia a livello politico istituzionale con una perdita di fiducia fortissima verso l'amministrazione Eltsin e l'aspro conflitto ceceno, che mostrava con brutale chiarezza l'inadeguatezza e la confusione in cui tanto le forze armate quanto i servizi di sicurezza russi versavano in quegli anni.

Inadeguatezza e confusione che sono, secondo la lettura più condivisa, le parole chiave per capire gli anni turbolenti della terapia d'urto di Gajdar e delle svendite di settori chiave dell'economia russa promosse da A. Chubais; parole che descrivono appieno anche i primi due anni dell'FBS. I primi passi dell'agenzia infatti furono problematici, in quanto subivano quell'instabilità generale dell' establishment federale marchio di fabbrica degli ultimi anni di Yeltsin, con continui e repentini cambi ai vertici delle agenzie statali.

Gli anni del capitalismo selvaggio, accompagnato da una gestione delle risorse federali piuttosto clientelari, limitarono fortemente l'operatività dei servizi di intelligence russi, che godevano peraltro di una pessima fama in tutti i livelli della società.

La nomina a direttore generale dell'FSB di Vladimir Putin, nel 1998, segna il momento del cambiamento di regime per l'FSB che si trova riformata nel profondo e con un ricambio radicale nei quadri, nonché con una notevole aumento dei fondi a disposizione. È però l'elezione a presidente dello stesso Putin a dare il vero impulso allo sviluppo, quasi tentacolare, dei servizi di sicurezza russi. La riforma del 2003, attraverso l'incorporamento della FAPSI (l'agenzia preposta fino ad allora alla sicurezza nazionale), affida all’FSB il controllo dei confini e ampia libertà a livello interno, rafforzando notevolmente le prerogative che l'FBS aveva già nella lotta al terrorismo.

Luke-Harding-pictured-in--007Per capire appieno quanto le riforme dei primi anni 2000 hanno cambiato il volto della FBS basta enumerare i campi in cui ha competenza quasi esclusiva: traffico di droga, controllo dei confini, controllo sulle esportazioni, operazioni anti-terrorismo, controllo delle attività politiche, uccisioni mirate, sicurezza interna e molte altre. É infatti nelle più generali riforme centralizzatrici e autoritarie dell'era Putin che l'agenzia trova vero spazio di manovra; ed è sempre in questo periodo che aumentano le denunce, da parte sia di diplomatici occidentali che più in generale di elementi della società, di un controllo sempre più intimidatorio e severo da parte degli agenti di sicurezza russi.

Una delle testimonianze più famose di questo apparato poliziesco all’opera è forse quello raccontato dal giornalista del “Guardian” Luke Harding, nel suo libro “Mafia State”. Nel suo lavoro Harding descrive minuziosamente gli svariati atti intimidatori di cui è stato vittima in prima persona per il suo lavoro di reporter a Mosca, ed in particolare per la sua intervista a Boris Berezovsky, noto oppositore di Putin. Il giornalista racconta di essere stato oggetto della cosiddetta tecnica della “Zersetzung” ovvero logoramento, in cui il “bersaglio” subisce piccole e continua provocazioni e intimidazioni come lo spostamento di oggetti e mobili nel proprio appartamento, pedinamenti e altri piccoli gesti. Una tecnica, inventata dalla “Stasi” che sembra essere tornata di moda e che ha colpito sempre più diplomatici e corrispondenti esteri, ma che l'FBS nega fermamente di utilizzare.

Lo strapotere che l'agenzia possiede in Russia è stato spesso sottolineato come uno dei problemi più forti per la democrazia in Russia; ma sfortunatamente uno degli ultimi decreti firmati dal presidente uscente D. Medvedev, (pure additato come una parentesi più liberale del putinismo) ne ha aumentato ulteriormente i poteri, consentendo all'FBS di “avvertire”  chiunque si faccia fautore di attività che possono lenire all'ordine pubblico.

Una definizione decisamente generalizzante, che apre agli apparati polizieschi nuove possibilità repressive nei confronti della società russa; e che sicuramente non vedrà il suo ruolo ridimensionato nel terzo mandato di Putin.

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