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26Maggio2013

Quando lo sviluppo economico rappresenta un modello: le relazioni tra la Corea del Sud e l'ASEAN

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In un momento in cui l'economia mondiale, a fronte di un Occidente sempre più intrappolato nella sua stagnazione, sembra essere trainata dalla forte crescita dei paesi asiatici, molti economisti si chiedono se l'Asia possa continuare a sostenere il suo ritmo di crescita nel prossimo futuro. Seppur la locomotiva cinese rappresenti ancora la punta di lancia della crescita economica in Estremo Oriente, alcuni indicatori (ad esempio il forte indebitamento delle regioni costiere) fanno dubitare sulla reale capacità di Pechino di sostenere il proprio sistema economico nel lungo periodo.

Ultimamente l'attenzione sembra quindi essersi spostata dalla regione del Nord-est asiatico, in cui le principali economie stanno frenando la propria espansione, a quella del Sud-est e, precisamente, ad alcuni paesi dell'ASEAN (Association of South East Asian Nations) come le Filippine, Singapore, la Thailandia ed il Vietnam. Se osserviamo gli indicatori demografici ed economici di questi paesi ci accorgiamo di come, per molti versi, essi stiano ricalcando le stesse dinamiche che avevano caratterizzato l'espansione delle economie del Nord-est asiatico.

 

Tabella 1. Variabili demografiche che incidono sulla crescita economica: Mondo – Sud-est asiatico 1965 e 1995

 

Mondo

Sud-est asiatico

variabile

1965

1995

1965

1995

Aspettativa di vita (anni)

52,3

64,3

49,9

63,7

Tasso di fertilità totale

4,95

2,96

6

3,59

Partecipazione forza lavoro

0,78

0,77

0,86

0,82

Crescita popolazione (%)

1,83

1,48

2,24

1,73

Crescita popolazione in età lavorativa (%)

2,13

1,7

2,63

2,32

PIL pro capite (US $)

2865

5077

1164

3110

NOTE: La crescita totale della popolazione e della popolazione in età lavorativa sono calcolate per gli anni 1965-1970 e per gli anni 1990-1995. Sottolineato mio.

FONTE: Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU, 1994).

 

Anche se i dati qui riportati si riferiscono al 1995, le dinamiche non sono affatto cambiate, anzi, il trend verso la crescita demografica e l'aumento del PIL pro capite sono variabili rafforzatesi con il tempo. La forza delle economie del Sud-est asiatico si va ad imperniare sempre di più sul settore delle esportazioni (soprattutto in campo alimentare e tessile), richiamando alla memoria quella Corea del Sud che, negli anni ’60 e '70, ha fatto dell’export la sua principale risorsa.

È proprio a Seoul che i membri dell'ASEAN oggi guardano con interesse ed ammirazione, anzi si può addirittura affermare che i paesi di quest'area stiano pensando di importare il modello sudcoreano per il proprio sviluppo economico, sociale e politico. La Corea del Sud infatti ha compiuto rapidamente e con successo due fondamentali transizioni, trasformandosi dapprima da paese prettamente agricolo a fortemente industrializzato e, successivamente, passando da un regime autoritario ad un sistema democratico. Hallyu logo

Il fatto che la cosiddetta hallyu o Korean wave, caratterizzata dalla musica K-pop e dalla popolarità delle serie televisive coreane, stia spopolando in mercati come quello delle Filippine o del Vietnam non fa altro che rafforzare le capacità di Seoul nell’esercitare un concreto soft power nella regione. Questa affinità culturale, a sua volta, fa da cornice a sostanziosi investimenti e ad un sempre più fiorente commercio con i paesi dell'ASEAN. Le relazioni tra i paesi del Sud-est asiatico e la Corea del Sud si basano, tuttavia, anche su elementi identitari che sono entrati prepotentemente nell'immaginario delle rispettive popolazioni: la dura colonizzazione subita da parte del Giappone e la diffidenza nutrita verso quest'ultimo in temi più recenti è infatti un fattore comune che affonda le sue radici nel passato, capace però di influenzare anche le percezioni presenti e future.

I dati affermano che, da quando la Corea del Sud ha stretto relazioni ufficiali con l'ASEAN nel 1989, il commercio bilaterale è cresciuto da $8.2 a $90 miliardi (facendo dell'ASEAN il terzo partner commerciale dopo Cina ed UE), mentre gli investimenti sono passati dai $500 milioni a $3,6 miliardi, tenendo come riferimento l'anno 2009. Sono numeri in ascesa anche quelli che riguardano gli studenti, i tecnocrati ed i burocrati che dai paesi del Sudest asiatico, in particolare Filippine e Vietnam, scelgono di risiedere per qualche anno in Corea del Sud al fine di osservare da vicino il miracolo del fiume Han.

La forza attrattiva del paese è aumentata anche grazie alla capacità di resistenza alla crisi finanziaria del 2008 ed ai suoi successi nel perseguire un impegno sempre più globale: fin dall’esordio della “strategia per la globalizzazione”, annunciata dal presidente Kim Young-Sam nel 1993 e poi ripresa dall'amministrazione di Lee Myung-Bak nel 2008 sotto lo slogan “Global Korea”, Seoul ha raggiunto successi tangibili nei forum internazionali più prestigiosi, come il G20, di cui ha ospitato l'edizione del 2010. Proprio in quell’occasione la Corea del Sud si è fatta portavoce anche degli interessi dei paesi del Sud-est asiatico, invitando a partecipare alla conferenza anche il Vietnam e Singapore.

L'attivismo di Seoul nella regione che considera il suo front-yard garden non preoccupa affatto i paesi del Sud-est asiatico, i quali avvertono come ben più minacciosa la presenza di Pechino: le recenti proteste scatenatesi nelle Filippine contro le rivendicazioni cinesi sulle isole Spratly hanno infatti guadagnato la solidarietà di tutti i paesi dell'ASEAN, con il Vietnam schierato in prima linea e pronto a chiamare a raccolta un compatto fronte in funzione anti-cinese. 20000304-asean

I legami con i paesi ASEAN sono benvenuti anche a Washington. Nonostante siano stati fatti molti passi in avanti verso relazioni più amichevoli, come le esercitazioni militari congiunte tra la marina USA e quella vietnamita, gli Stati Uniti vengono ancora percepiti dalla maggior parte dell'opinione pubblica di tali paesi come una potenza imperialista, pregiudicandone le possibilità di influenza diretta nell'area. Washington, di conseguenza, può sentirsi rassicurata dalla popolarità della Corea nella regione, dato che Seoul condivide gran parte dei valori che sono alla base della politica estera condotta dagli Stati Uniti.

A ben vedere quindi il bilancio delle relazioni che vanno consolidandosi nella regione del Sudest asiatico è nettamente a favore della Corea del Sud. Affrancandosi da logiche prettamente sub-regionali ed assumendo al contempo una proiezione globale, Seoul è stata capace di rafforzare la propria posizione come media potenza dell'area, vestendo anche i panni del mediatore (specialmente in forum multilaterali come il G20) tra i paesi dell’ASEAN ed i grandi attori internazionali quali Cina e Stati Uniti, percepiti come potenzialmente minacciosi. Seppur non esista la certezza che la crescita dell'economia mondiale possa continuare ad essere trainata dalle “tigri orientali”, è plausibile immaginare che nel prossimo futuro i legami tra il sub-continente asiatico meridionale e la Corea del Sud si salderanno ancora di più. Quest’ultima sarà quindi in grado di ottenere una maggiore influenza presso le cancellerie dei paesi ASEAN che, a loro volta, guarderanno sempre più a Seoul come una success story, possibilmente da imitare.

 

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